Comune di Faedis

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LA STORIA

La Seconda Guerra Mondiale

Il 10 giugno 1940 Mussolini fece entrare in guerra l'Italia senza una preparazione militare ed economica adeguata, ritenendo ormai scontata la vittoria della Germania.
Così non avvenne e il 25 luglio 1943 il regime fascista fu rovesciato.
Il Generale Badoglio che subentrò a Mussolini nella guida del paese affermò che l'Italia avrebbe continuato a combattere a fianco della Germania, ma intanto nell'agosto inviò degli emissari per prendere contatti sui termini della resa e il 3 settembre successivo a Cassabile, in Sicilia, l'Italia firmò l'armistizio.
L'8 settembre, con un comunicato radio, il governo annunciò la resa.
E' in quel periodo, con la lotta partigiana, che Faedis iniziò ad avere un ruolo di protagonista nello svolgersi della guerra.
In Friuli, nel marasma che segue la firma dell'armistizio, con prevalenza sulle montagne delle Prealpi centrali ed orientali, nacquero i primi reparti partigiani per combattere i nazifascisti. Dalle campagne e dalle città giovani e meno giovani, ufficiali e soldati del disciolto esercito regolare, militanti e clandestini dei partiti di sinistra e antifascisti in genere, andarono alla macchia dando vita ai primi battaglioni.
A Faedis, già prima dell'8 settembre 1943, era nato un reparto di resistenza antifascista (il primo d'Italia) che, denominato "Distaccamento Garibaldi", aveva sede sopra Stremiz e si proponeva di costituire un centro di reclutamento partigiano nella valle del Grivò.
L'esercito regolare, venuto a conoscenza di questi movimenti, fece un rastrellamento e costrinse il gruppo a spostarsi più a est verso il "Collio", dove si sciolse momentaneamente per poi unirsi al battaglione "Garibaldi" costituito il 10 settembre 1943, nel quale confluirono tutti i partigiani di ispirazione comunista.  

I primi tempi della lotta partigiana non portarono a grandi successi, erano gruppi poco organizzati e senza esperienza, ma furono utili per spaventare i tedeschi che, accortisi della presenza partigiana nella zona di Faedis, per paura di attacchi e per farli desistere, sparavano sulle colline 12-15.000 colpi di artiglieria per notte.
La lotta partigiana si organizzava sempre di più ed, aiutata anche dall'evolversi della guerra, portò alla formazione di zone libere, in cui a comandare c'erano i partigiani.
In Friuli questo accadde per la "Zona libera della Carnia" e per la "Zona Libera Orientale".
In quest'ultima oltre a Faedis e il suo territorio erano compresi anche i comuni di Nimis, Attimis, Torreano, Lusevera e Taipana per una superficie complessiva di 250 Kmq.
La "Zona Libera Orientale" iniziò a formarsi nel giugno-luglio del 1944, quando i tedeschi furono costretti a far convergere la maggior parte delle truppe in altre zone.
La costituzione di questi territori liberi dall'occupazione tedesca e nei quali si poteva tornare a condurre una vita abbastanza normale risultò utile anche come forza psicologica costituendo, per le popolazioni circostanti, un incitamento alla ribellione e alla collaborazione con i partigiani per sconfiggere i tedeschi.
Nel settembre del 1944 la "Zona Libera Orientale" conobbe la sua massima estensione raggiungendo i 350 Kmq.
I partigiani che combattevano nel Friuli formavano due divisioni, la "Garibaldi" e la "Osoppo". La prima, di ispirazione comunista, vedeva la lotta partigiana come una lotta di popolo di cui i partigiani erano l'espressione armata, mentre per la seconda, costituita da uomini del partito d'Azione e da democratici cristiani, la lotta partigiana doveva essere condotta da uomini preparati lontano dai centri abitati per non causare danni alla popolazione.
Queste divergenze non permisero mai l'unione di tutti i partigiani in un unico gruppo che sarebbe stato più facile organizzare.  

Alla fine del settembre 1944 i tedeschi affrontarono con decisione il problema delle zone libere ed utilizzarono per questo un contingente di 29.000 uomini.
I partigiani in inferiorità di mezzi e di uomini, contavano circa 3000 effettivi.
Purtroppo vennero sconfitti e la controffensiva si concluse con l'incendio dei paesi di Faedis, Nimis e Attimis.
A Faedis ci furono 84 case bruciate, 16 civili uccisi, 91 deportati, 17 dei quali non fecero più ritorno a casa, e 300 senza tetto. La popolazione era prostrata e i partigiani avevano dimostrato l'inadeguatezza della propria organizzazione; mentre la Garibaldi ripiegava verso il Collio, le formazioni della "Osoppo" si dispersero nella valle del Grivò.
L'inverno 1944-45 fu molto duro e la popolazione rimasta senza casa venne aiutata dalla gente dei comuni vicini. Dopo la riconquista da parte dei tedeschi, a Faedis si susseguirono dei presidi di guarnigioni cosacche che terrorizzarono la gente con saccheggi, violenze e stupri.
Il febbraio del 1945 fu teatro di uno degli episodi più atroci che avvennero in queste zone durante la seconda guerra mondiale: l'eccidio delle malghe di Porzûs, nel quale trovarono la morte 15 partigiani della brigata "Osoppo" per mano di un gruppo di gappisti garibaldini comandati dal "Giacca".
Qualche mese dopo questo tremendo atto, anche il Friuli fu liberato e il 1° maggio 1945 le campane finalmente suonarono a festa.

NOTE IMMAGINI - A partire dall'alto:

1. Soldati tedeschi sul ponte del Grivò in tempo di guerra.
2. Malga di Porzùs ad oggi.
3. Soldati in via Udine in tempo di guerra.
4. Faedis bruciato, settembre 1944.
5. Gruppo di partigiani a Stremiz nel 1943.
6. La piazza di Faedis distrutta.
7. Soldati in piazza a Faedis.
8. La "Casa del Popolo" ovvero la cooperativa nel 1944.
9. Malga di Porzùs ad oggi.

(Per ingrandire le immagini cliccare sul numero)