Comune di Faedis

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LA STORIA

La Prima Guerra Mondiale

Faedis, grazie a don Antonio Leonarduzzi (il parroco all'epoca era considerato il non plus ultra del sapere, culturalmente il punto di riferimento fondamentale), prete di ispirazione liberale, che riesce ad inculcare questi valori nella gente della sua parrocchia, si rivela uno dei centri di maggior fermento nel periodo che precede l'annessione del Friuli al Regno d'Italia.
Questo dato viene confermato quando il 21 e il 22 ottobre 1866, in occasione del plebiscito per sancire l'annessione al Regno d'Italia, a Faedis si registrano soltanto voti favorevoli (in provincia di Udine ci furono 104.988 voti favorevoli, 36 contrari e 15 nulli).
Il 29 dicembre con regio decreto venne nominato il primo sindaco di Faedis, Giuseppe Armellini.
Da allora in poi si aprì un periodo di stabilità che permise l'inizio dello sviluppo di questa zona.
In questi anni Faedis contava quasi 5000 abitanti ed era considerata una delle zone di maggiore produzione vinicola della provincia di Udine.
Grazie al discreto sviluppo agricolo, Faedis riuscì ad arginare in parte il fenomeno dell'emigrazione che caratterizzò le terre friulane fino alla seconda metà del 1900.
La scena politica faedese, sul finire dell''800, vede la formazione di due orientamenti principali: i liberali e i cattolici.
Fino a quando il parroco fu don Leonarduzzi, non ci furono grandi motivi di attrito, perchè egli era di ispirazione liberale, ma quando gli succedette don Giuseppe Bernich, le cose cambiarono molto.
Questo nuovo prete era antiliberale convinto e favorevole al temporalismo della Chiesa.
La lotta tra le due fazioni si accese subito: da una parte i liberali che erano formati dalla borghesia terriera e professionale, dall'altra coloro che orbitavano intorno alla parrocchia.  

Molti episodi di questa "guerra" politica finirono al centro di dispute che uscirono dai confini del comune sollevando clamore a livello provinciale, arrivando persino sui banchi del tribunale come avvenne nel 1905, quando i liberali si rifiutarono di pagare il quartese a don Quargnassi.
L'inizio del secolo vide salire al trono Vittorio Emanuele III dopo l'assassinio di Umberto I.
Il nuovo re affidò il governo al liberale Giolitti.
Le riforme attuate da costui, pur costituendo un miglioramento rispetto alle condizioni precedenti, tendevano sempre a colpire le classi più disagiate e povere, che iniziarono a riunirsi in associazioni con lo scopo di tutelare i propri interessi.
Le associazioni che nacquero furono di ispirazione socialista e cattolica.
Le prime si svilupparono più che altro in città le seconde furono più presenti in campagna e nei centri rurali.
Faedis grazie a don Quargnassi, prete ispirato, vide nascere tre associazioni molto importanti per il miglioramento della qualità della vita della gente povera: la Cassa rurale, il 2 dicembre 1902, la Cooperativa di Consumo il 13 luglio 1902 e, sempre nello stesso anno, la latteria sociale.
I liberali invece, come accadeva nel resto d'Italia, tendevano a preoccuparsi principalmente di tutelare i propri interessi e di combattere il potere temporale della Chiesa.
L'attivismo cattolico dunque permise a questa parte politica di vincere le elezioni del 1902.
Questo fatto portò all'inasprirsi della contesa tra i liberali e i cattolici che si placò solo quando nel 1909 don Quargnassi lasciò Faedis per andare in America.
Nel primo decennio del '900 Faedis ed il suo territorio conobbero un discreto sviluppo.
In pianura l'agricoltura si sviluppò notevolmente raggiungendo una delle produzioni maggiori della provincia, mentre nelle zone montane (Canebola, Clap, Valle, Pedrosa, Costalunga), dove il terreno mal si presta alla coltivazione agricola, venne sviluppato l'allevamento del bestiame ovino e suino.  

Iniziò a fiorire anche l'artigianato con la costruzione di botti di vino, di ceste di vimini e con l'estrazione della pietra piasentina nelle diverse cave che vennero aperte in questo periodo sul territorio comunale.
In quegli anni vennero costruiti molti mulini per permettere una maggiore produzione di farina.
Solo nelle zone di Canal del Ferro e Canal di Grivò se ne contavano una mezza dozzina.
Purtroppo c'è da evidenziare il fenomeno dell'emigrazione, soprattutto temporale.
Fornaciai, scalpellini, muratori partivano in primavera verso Austria, Germania ed altri paesi europei e facevano ritorno agli inizi dell'inverno.
La povertà era ancora molto diffusa, soprattutto nelle zone montane dove mancavano le opportunità per guadagnare, così l'emigrazione risultava l'unico modo per permettere la sopravvivenza.
La mancanza di vie di comunicazione in buono stato teneva i paesi di campagna in un certo ristagno culturale e questo accadeva anche a Faedis.
La gente infatti si affidava di più alla cultura tradizionale, pragmatica fatta sull'esperienza, che all'istruzione fornita dalla scuola.
Inoltre molti erano costretti a lasciare le scuole giovanissimi per andare a lavorare i campi.
Il lento sviluppo della società faedese si bloccò nel 1914, all'inizio della prima guerra mondiale.
Il comune situato al confine con l'impero Austro-Ungarico fu una delle zone che sentirono per prime e di più gli effetti della guerra.
In quegli anni si susseguirono i passaggi di truppe che, pur essendo di nazionalità italiana, tendevano a comportarsi in modo molto negativo: saccheggi, violenze e stupri da parte di soldati italiani non erano rari.
Questa situazione peggiorò quando, il 27 ottobre dopo la famosa disfatta di Caporetto (distante pochi chilometri da Faedis), arrivarono i soldati austriaci e tedeschi che oppressero la popolazione con requisizioni di bestiame e di ogni genere alimentare per far fronte alla crisi alimentare dei reggimenti sui vari fronti. 

Il fascismo

I rappresentanti della popolazione fecero presente al comando austriaco l'esosità delle richieste, ma esso si dimostrò irremovibile.
Solo dopo l'intervento del parroco don Mulloni che gridava: "Bene, noi il grano ve lo daremo, ma voi dovrete farci un piacere.
Portate sulla nostra piazza una mitragliatrice, allineateci tutti e fucilateci, così non avremo il dolore di vedere morire di fame i nostri bambini, le nostre donne e i nostri vecchi che non hanno colpa".
La posizione degli austriaci si ammorbidì e si dimostrarono subito meno esigenti.
L'arrivo di una brigata ungherese che si insediò a Faedis dal 18 febbraio 1918 fu l'inizio di un periodo veramente terribile per la popolazione: violenze e razzie erano all'ordine del giorno, la vita stessa dei contadini era messa in pericolo.
Solo con la partenza di questi soldati, il 22 aprile, la situazione tornò, per così dire, alla normalità.
Finalmente il 4 novembre 1918 giunse la fine della guerra.
La situazione si presentava disastrosa: oltre ad un numero elevato di morti, 144 di cui 53 solo a Faedis, le continue razzie e distruzioni portate da ogni esercito avevano messo il paese in ginocchio: case distrutte, campi rovinati, bestiame requisito dai tedeschi, ecc..
Ad aggravare questa situazione giunse anche la febbre spagnola che provocò la morte di altre 60 persone.
Il ritorno dei "profughi", coloro che erano scappati all'arrivo degli austriaci, fece tornare in fermento l'ambiente politico faedese.
Le accuse di "austriachismo" (coloro che erano rimasti durante l'occupazione austriaca erano stati accusati di essere favorevoli al governo austriaco) colpirono anche il clero, nonostante fosse stato in molti casi, come era avvenuto a Faedis, l'unico punto di riferimento per la popolazione nel periodo dell'occupazione.
Ciò causò una perdita di credibilità che portò alla sconfitta dell'ala cattolica nelle elezioni del 1920.  

Erano gli anni del fascismo che non tardò a prendere piede anche a Faedis, aiutato dal fatto che il paese era governato da una coalizione che comprendeva liberali ed ex combattenti.
Già nel 1922 venne creata una sezione delle camicie nere con sede nei locali sotto il municipio.
Piano piano la vita tornò alla normalità e la ricostruzione prese avvio.
Le associazioni cattoliche, anche per rispondere politicamente alla sconfitta nelle ultime elezioni, ridiedero vita al loro attivismo fondando numerose istituzioni a carattere socio-economico.
Quegli anni videro la nascita della scuola materna, della scuola di lavoro femminile, della banda cittadina, del forno cooperativo e della società per la distribuzione dell'energia elettrica.
Il livello medio della vita degli abitanti di Faedis rispetto ai paesi vicini era da considerarsi discreto.
In quel periodo si verificò uno sviluppo dell'orticoltura ed un regresso della viticoltura a causa della politica agraria propugnata dal fascismo.
Coloro che non emigravano e le ragazze che non andavano a fare le domestiche della borghesia cittadina, intervallavano il lavoro nei campi con la coltura del baco da seta e la produzione di scope o di cesti in vimini.
L'egemonia politica del fascismo non condizionò la vita culturale, dove a farla da padrone era ancora l'associazionismo cattolico.
A Faedis, ad un'indifferenza verso le manifestazioni organizzate dai fascisti corrispondeva una presenza sempre maggiore nelle associazioni cattoliche (il comitato parrocchiale comprendeva circa 500 iscritti mentre il circolo giovanile aveva oltre un centinaio di aderenti).
Quella situazione era da ricondursi allo storico contrasto tra cattolici e liberali, divenuti fascisti, che ebbe origine all'inizio del '900 e causò sempre maggiori scontri tra le due fazioni.  

Giulio Borgnolo, segretario del fascio locale, divenuto podestà seppe evitare i contrasti e le polemiche e grazie alla nuova situazione politica, gli anni che precedettero l'inizio della seconda guerra mondiale trascorsero abbastanza tranquilli. 

 

NOTE IMMAGINI - A partire dall'alto:

1. Dedica dei polacchi che affidano il loro stemma, l'acquila bianca, alla protezione della chiesa parrocchiale di Faedis.
2. Sede della cooperativa di consumo.
3. Festa del "Corpus Domini" in piazza a Faedis, nel 1918.
4. Tipiche gerle in vimini realizzate nel '900.
5. Una veduta dei resti del molino a monte di Stremiz.
6. Un scalpellino lavora la pietra. L'alto numero di cave intorno a Faedis, ha consentito agli inizi del '900 il formarsi di un'abile scula di scalpellini.
7. Altare della chiesa di Faedis nel 1916.
8. Un "seglar" e alcune "pìlis" ottenuti dalla lavorazione della pietra.
9. Un "lavador" ubicato a Stremiz, del 1918.
10. La piazza di Faedis nel 1016.
11. Lo stemma della Polonia donato dalle truppe polacche alla popolazione di Faedis nel Giugno del 1918.
12. La vecchia chiesa di Faedis nel 1016.

(Per ingrandire le immagini cliccare sul numero)